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giovedì 2 novembre 2017

G come Giorgia


Metti che nasci e sei una bambina sana, sanissima. Talmente sana che passi metà della tua giornata a saltare come una cavalletta. I tuoi genitori decidono quindi di portarti nella palestra della tua città a Sesto San Giovanni e proprio lì, in mezzo a cerchi e nastri colorati, scopri finalmente chi sei. 

Una ginnasta.

giovedì 12 ottobre 2017

E invece no



Una casa modaiola e accessoriata, piena di luci colorate e fotografie sparse ovunque. Con ospiti famosi a renderla interessante e uno stuolo di telecamere e registi in grado di trasformarla in una casa visibile a tutti. Raccontata così potrebbe quasi sembrare la descrizione di uno dei reality più chiacchierati al mondo, e invece no. E' qualcosa di molto meglio.

giovedì 18 maggio 2017

Senza sosta

 

Quando da bambina andavo al Luna Park il mio gioco preferito era la pesca magica; potevo passarci le ore con quella lunghissima canna da pesca a cercare di raccattar premi e pupazzetti, ma le volte in cui ce l'ho davvero fatta le posso contare sulle dita di una mano. 

venerdì 30 dicembre 2016

Un nodo al fazzoletto


Lo scoccare della mezzanotte è in arrivo, un nuovo anno si affaccia di fronte a noi. Insieme a lui dubbi, sogni e aspettative, tenute insieme dalla speranza che dietro al conto alla rovescia più atteso si nasconda un grande inizio. 

venerdì 16 dicembre 2016

Vale la pena


Quando sei bambino la recita é quel momento dell'anno in cui puoi mostrare il meglio di te, mentre speri che tra il pubblico ci sia qualcuno che ti osserva con l'orgoglio stampato in faccia. E allora ce la metti proprio tutta per imparare la tua parte, il tuo pezzettino di recita o la canzone che canterai con il coro.

giovedì 1 dicembre 2016

Cose che avrei voluto sapere


Domani si celebrerà la giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità. Questo tipo di eventi solitamente si traduce in una giornata costellata di interventi, convegni e manifestazioni di ogni genere che trattano l'argomento: ovunque andremo, qualsiasi giornale sfoglieremo sarà difficile non accorgersi della ricorrenza. 

giovedì 14 luglio 2016

Noi come lei


Qualche settimana fa ho letto la storia di una ragazza, Hallee Sorenson, che lo scorso anno ha festeggiato il suo diciottesimo compleanno in solitudine, perchè i suoi invitati non si sono presentati. E molti senza nemmeno avvisare.

giovedì 23 giugno 2016

E' estate tutte le volte che sei troppo impegnata a vivere


E' estate tutte le volte che inforchi la bicicletta. Che fuori c'è il sole. La panetteria sforna le brioches e i ragazzi le divorano prima di entrare in classe a dare gli esami.

E' estate tutte le volte che indossi un paio di calzoncini. Un cappello di paglia. Una gonna a pieghe che fa gli sbuffi quando salti.
 
Ogni volta che ti sfili le scarpe e gironzoli a piedi nudi per la casa. 

Tutte le volte che guardi un palloncino volare via. Una lanterna illuminata che va al cielo, alta sulle mani di due sposini in un giorno di caldo e riso innamorato.

giovedì 28 aprile 2016

Il tono degli occhi


Una volta ho assistito alle prove generali di uno spettacolo teatrale. C'era una ragazza che fingeva di essere in una stanza lontanissima dal pubblico. E invece era lì, a un passo da noi. Ma era così brava da saper rendere la distanza fisica solamente con il tono della voce.

La cosa mi ha affascinato.

Mi sono chiesta come potessero capirsi tra loro tutte le persone sorde senza il prezioso contributo del tono di voce.

Poi ho capito che esiste il tono degli occhi.

E che nei discorsi che facciamo ogni giorno, nelle parole che mastichiamo velocissime al telefono, a casa o in un messaggio vocale a decidere tutto, oltre che le parole stesse, sono più di tutto ciò che gli sta intorno.

Le strette di mano, le espressioni del viso, le intenzioni. Gli occhi. Che si muovono in questa o in quella direzione, attenti o distratti secondo quanto ci interessano i discorsi che stiamo facendo.

domenica 14 febbraio 2016

Accontentarsi


Ogni volta che ci accontentiamo da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che non s'accontenta mai.

sabato 30 gennaio 2016

Abbracci

Ci sono gli abbracci su whatsapp. Che chiudono messaggi di un amore impalpabile. Provano a scorrere fitto fitto tra i fili del wi fi e connettersi al cuore di chi li riceve. 
Ti abbraccio fortissimo. Ti stringo tantissimo. Ti voglio bene, anzi benissimo.
Quelli sono gli abbracci del Superlativo Assoluto

Ci sono gli abbracci che li aspetti tutto il giorno. Mentre ti giri e rigiri tra il lavoro o lo studio come un polpo nell'acquario. Sognando con la mente l'istante in cui potrai tornartene a casa. E finalmente abbassare la guardia. Gettare le armi e lasciar scorrere la fatica giù giù in fondo all'anima. 
Quelli sono gli abbracci da tutti i giorni

Ci sono gli abbracci sproporzionati. Con qualcuno più alto e qualcuno più basso. Chi abbraccia la pancia e chi abbraccia con la testa piegata all'ingiù. Che si staccano subito ma durano una vita.
Quelli sono gli abbracci col mal di schiena

Ci sono gli abbracci passati. Che c'erano ieri e oggi non ci sono più. Ma che se chiudi gli occhi puoi sentirne il caldino dei ricordi tutto intorno alle spalle. E subito dopo quella stretta allo stomaco che ti strappa un sorriso, amaro come un cioccolatino al liquore. 
Quelli sono gli abbracci del tempo che fu

Ci sono abbracci che ti arrivano di soppiatto ma tu non ti spaventi. Ti appoggiano le mani un po' dove capita, tra i capelli e i lobi delle orecchie. Mentre stai lavando i piatti o scrivendo al computer. E affondano la faccia tra le scapole e il collo. Ti riempiono di baci scomposti e un po' disordinati. 
Quelli sono gli abbracci della fiducia

Ci sono gli abbracci che non vorresti dare mai. Quelli strappati con la forza dei sensi di colpa, delle convenzioni e dei doveri. Quelli che non ti puoi proprio rifiutare e quindi abbracci. Con le spalle spigolose e il petto già allontanato di qualche centimetro. Che ti fanno capire quali sono gli abbracci che contano davvero nella tua vita.
Quelli sono gli abbracci da feste comandate

Ci sono gli abbracci che provano a consolare. Che asciugano il dolore dell'altro stringendo a più non posso, mentre lo assorbono come lo scottex a tre strati. Che mentre abbracci vorresti tanto dir qualcosa di utile e importante. Ma niente, dalla bocca proprio non ti esce nulla. E così abbracci un po' di più. Come dieci, cento, mille milioni di strati di scottex. 
Quelli sono gli abbracci che si sorridono tra lacrime

Ci sono gli abbracci in cui ci si stringe alla stessa altezza del cuore. Con lo stesso slancio. Lo stesso affetto. Non esiste un abbracciante né un abbracciato. Bastan due occhi ben sintonizzati per sapersi muovere e cercarsi le spalle proprio nel medesimo identico istante. 
Quelli sono gli abbracci da amore sincronizzato

Ci sono gli abbracci cercati e mai trovati. Sfuggiti sepolti dall'abitudine e dai dispetti. Arrugginiti da una pioggia ostinata e rancorosa. Che alzano le braccia un po' imbarazzati e ricadono inermi senza successo. Che potrebbero essere ma per ora non sono. Che molto vorrebbero e un giorno potranno. 
Quelli sono gli abbracci della mancanza

Ci sono gli abbracci di chi non vedi da una vita. Che mentre ti rincorri col sorriso stampato in faccia,ti passano negli occhi tutti i motivi per cui non vedi l'ora di abbracciarla. Questa persona che non vedi da una vita.
Quelli sono gli abbracci in cui stringi e ridi tanto, dondolandoti da una parte e dall'altra

Ci sono gli abbracci di quando si esulta. Che intorno ti può succeder di tutto ma a te non ti importa nulla di nessuno. Vuoi solo abbracciare e lasciarti abbracciare. 
Quelli sono gli abbracci del Ce l'abbiamo fatta

Ci sono gli abbracci di quando dici addio. Che non vorresti staccarti mai e mai più. E pensi e ti chiedi se è proprio vero che devi dire addio e mentre te ne stai attaccato attaccato vorresti che l'altro sapesse. Che qualsiasi cosa vi porterà la vita voi dentro al cuore non vi staccherete mai.
Quelli sono gli abbracci del Ma me ne devo proprio andare?

Ci sono gli abbracci taciturni. Che non dicono nulla ma abbracciano e basta. 
Quelli sono gli abbracci delle persone che si sanno l'un con l'altra

Ci sono gli abbracci con soltanto tre braccia. Che mantengono l'equilibrio meglio e più intensamente di quelli a quattro mani. Abbracciano sbilanciati ma mantengono il baricentro. S'allungano di slancio e chiudono un cerchio che più perfetto non si può.
Quelli sono gli abbracci da farci una fotografia 



Uno scatto di Christian Tasso realizzato nell'ambito del progetto Quindicipercento. Come il numero di persone disabili presenti nel mondo. L'immagine è stata selezionata ed esposta per la mostra Images of Ability, realizzata dall'ONU in occasione della giornata internazionale della disabilità, 

mercoledì 6 gennaio 2016

Senza drammi

Work hard, have fun.
Ma soprattutto NO Drama. 
Niente drammi, mai, in nessun caso. 
Alzati e datti da fare.

venerdì 18 dicembre 2015

Se i quadri potessero parlare.


Emozionarsi, sentire, toccare - solo quando possibile - immedesimarsi. Sembra impossibile poter raccontare un quadro a una persona non vedente e invece, come per quasi ogni cosa di questo mondo, è possibile farlo. Basta solo trovare il modo.  Di recente ho avuto la fortuna di conoscere un nuovo amico che mi ha insegnato come si fa. 
Ho pensato di provarci..siete pronti??

mercoledì 4 novembre 2015

- Così come fai -


Cara Masha, oggi mi rivolgo a te, che in questi giorni sei salita alla ribalta delle cronache internazionali per essere stata esclusa dalla fotografia della tua classe a causa della tua malattia. Cara bambina, scriverti questa lettera potrebbe essere davvero facile. Ti potrei raccontare che in quella tua scuola, a Mosca, stai subendo la peggiore delle ingiustizie. Spiegarti con dolcezza che in nelle fotografie dovrebbero comparire tutti i bambini che partecipano alle lezioni. Dirti che avresti diritto ad una scuola che si prenda cura di te. Che risponda per le rime a quei genitori che hanno tanto insistito per cancellare la tua fotografia dall'annuario. Potrei infine rincarare la dose tentando di convincerti che non sei diversa da nessun altro, e chiudere il tutto con il classico 'sei speciale così come sei'. Ma non lo farò.

giovedì 22 ottobre 2015

- Le cose che non puoi -


Quando nel 1994 la britannica Susan Austin finisce sulla sedia a rotelle a seguito di una malattia nervosa, scopre anche che il suo nuovo mezzo di locomozione funge da ‘mantello dell’invisibilità’. Le persone iniziano a percepirla in maniera diversa e il filtro della limitazione prende il posto di un’intera esistenza, di tutto quello che Sue rappresentava prima della malattia. La sua personalità e il suo essere un’artista estrosa e di talento.

sabato 17 ottobre 2015

La 'stupidina' che eri..



Ho sempre considerato le mie gambe una vera croce.

Non erano loro a portare in giro me, ero io a trascinarmi appresso loro. Tutte storte e senza un senso. Di buono c'è solo che le ho magre da sempre e per loro natura. Ma niente altro. Per il resto, non mi sono mai piaciute.

Anzi. Le ho odiate per anni, più di quanto abbia mal sopportato ogni altro centimetro del mio corpo. Forse perchè sono la parte più visibilmente deformata di me e mi sono spesso e volentieri accorta di come gli occhi delle persone che non mi conoscono si focalizzino proprio sul quel punto. 

Così mi sono nascosta. Per anni. 

Mi infagottavo in ogni stagione. Uscivo con i jeans - quelli lunghi! - anche a Luglio. Tornavo a casa sudata persa e boccheggiante di sconforto. 

Poi, un giorno dopo l'altro, ho iniziato a cambiare prospettiva. Mi sono allenata agli sguardi degli altri e ai riflessi degli specchi. E' stata una vera pena. Uscivo di casa con l'angoscia nel cuore, tanta era la vergogna. Con fatica estrema, un centimetro alla volta, mi sono scoperta le gambe e la mente. 


Sono arrivata a capire che il problema non era negli occhi degli altri. Era nei miei. Quando ho iniziato ad accettare le mie gambe, gli sguardi del mondo non hanno più avuto importanza. C'erano. Ci sono e ci saranno sempre. Ma a un certo punto hanno subito una svalutazione. Contano ancora, ma meno di prima.

Ho capito di aver svoltato definitivamente il giorno che ho indossato il primo vestito sopra al ginocchio. Ho indugiato qualche minuto davanti allo specchio - 'lo metto o non lo metto?' - e poi ho pensato "Tanto mi guardano lo stesso. Almeno mi vesto come voglio io".

Una rivelazione. 

Da quel giorno l'estate è una stagione scatenata davvero; di pizzi trasparenti, svolazzi e stoffe colorate. I pantaloni non li voglio manco più vedere; nemmeno quando piove. I saldi si sono trasformati in un momento di estasi pura, in cui colleziono abiti per l'anno dopo. Man mano che passano gli anni mi sono scoperta sempre più audace; prima indossavo abiti che coprissero almeno le ginocchia, brutte e tutte storte. Adesso me ne infischio e mi scopro a sgattaiolare fuori di casa la mattina; le donne di casa che insinuano velatamente 'Ma non è un po' troppo corto quel vestito?'.  

E quando arriva il mese di Giugno e scoppiano i primi caldi ripenso a quella stupidina che si nascondeva tra le pieghe dei jeans. Devo molto alla sofferenza di quegli anni, che mi ha sconvolta al punto da desiderare di superarla in qualsiasi modo. Anche a costo di ribaltarmi l'anima. E perchè mi ha permesso di godermi davvero fino in fondo la leggerezza di adesso e delle estati che verranno.

Non tornerei indietro mai e poi mai. Ma sono contenta di essere stata anche così. E per ripagare la me stessa del passato e dei sacrifici che ha fatto, adesso indosso davvero tutto quello che voglio. Cioè, quello che penso mi stia bene - come tutti, no? -, che mi fa sentire bella.

Oserei dire, quasi un po' figa.. (Ma l'ho scritto davvero? Oh mama...!)



Scommetto che anche voi avete vissuto dei piccoli traumi con il vostro corpo. Che hanno compromesso le vostre scelte in fatto di abiti e abbigliamento in generale. Vi auguro di superarle o che, meglio ancora, le abbiate già superate. 

E per darvi l'incoraggiamento giusto vi lascio il link di un profilo Instagram davvero unico. 

Si chiama Disabled Fashion e si occupa di pubblicare gli scatti personali di persone disabili. L'obbiettivo è celebrare la sensualità di chi ha delle diversità fisiche e, un po' bene un po' male, le ha elaborate. E ha finito per piacersi quel tanto che basta per il coraggio di scattare un selfie. 

Con le stampelle, la protesi o la sedia a rotelle. Con le cicatrici in vista. Senza un arto. 

E nonostante questo, ma anche grazie a questo, lo sguardo fiero di chi sa di essere bello/a. 

A modo suo.


mercoledì 30 settembre 2015

- Cantare un ritornello -


Ci sono età che raccontano di pensieri che corrono veloci. 

Cambiano con il colore del giorno.

E si rigirano tra le lenzuola della notte. 

Di abbracci stretti stretti che lasciano l'odore addosso.

Di vestiti spiegazzati in motorino. Di canzoni a squarciagola.

Quando conosci solo il ritornello e un pezzetto di strofa ma non te ne importa niente



Adolescenza è cantare un ritornello 

Sperando di imparare,

a un certo punto,

anche tutte le altre strofe



A un certo punto finisce tutto. Impari tutte le strofe che pensi ti possano servire e passi ad un'altra canzone. 
Ecco, l'adolescenza è  un po' così. Dannatamente rompipalle come solo i cambiamenti non richiesti possono essere.Viverla è difficile. Raccontarla quasi impossibile. 

Una regista, Juliane Biasi Hendel, ci è riuscita e ha fatto anche di più, raccontando l'adolescenza di due giovani ragazze non vedenti. 

giovedì 24 settembre 2015

L'essenziale (non) è invisibile agli occhi



Rendiamo straordinari i nostri occhi e usiamoli per aiutare chi non può vedere. E' facile. Basta un'app!