| Foto di Paul Schneggenburger: www.schneggenburger.at |
Se penso all'amore di solito penso a un insieme di braccia che si incastrano. All'amore che si respira addosso. Si intreccia, attorciglia su stesso e poi insieme a qualcun altro. Sulle spalle o sopra i piedi. Col mento nella clavicola. I polsi tra le scapole e le ciglia nelle orecchie. In un gomitolo di muscoli, spalle e dita.
Che a pensarci bene, mentre ti abbracci ti sembra quasi di stare impastando una torta. Che più a lungo impasti, più forte stringi a te, più buona ti viene.
Se penso all'amore di solito penso a qualcuno che ti vuole così tanto bene da renderti migliore. In un modo che mai avresti pensato.
Se penso all'amore di solito penso a un'emozione davvero un po' balorda. Che trasforma il brutto in bello e qualche volta di nuovo il bello in brutto, che impasta la gioia col dolore e modella le persone un giorno alla volta. Un abbraccio in fila all'altro.
Se penso all'amore penso a storie come quella che sto per raccontarvi.
E quando ho letto questa storia ho pensato fosse proprio amore. Di quello che sta addosso.





