Quando non riusciamo a fare qualcosa ci viene
naturale credere che ci manchi il talento per farla. Ossia quell'attitudine
profondamente innata e indipendente dalla nostra volontà che nelle giuste dosi,
e accompagnata da un pizzico di fortuna, fa sì che alcuni di noi sembrino
cavarsela nella vita meglio e più facilmente di altri, senza che questo
comporti per loro particolare impegno o fatica.
Si tratta, in vero, di
un fatto cui ci abituiamo abbastanza in fretta da bambini. E crescendo la situazione
di certo non migliora. La sorte che assegna in dote una capacità a questo o a
quell'individuo infatti appare ai nostri occhi come una dea più scorretta che
bendata. In alcuni casi anzi parrebbe vederci fin troppo bene; non si
spiegherebbe altrimenti lo spropositato stuolo di dotatissimi amici e parenti, che
fin dalla più tenera età eccellono in attività per cui invece noi non siamo assolutamente
portati.
Farsi una ragione di
questa scomoda verità si trasformerà presto in un facile automatismo e nel
corso del tempo finiremo per credere che solo i più fortunati di noi nascano
con l'Innata Dote. E colui che non riesce particolarmente bene in un'attività,
per mancanza di talento appunto, non abbia ragione di accanirsi nell'impresa.
E' il caso ad esempio
dello studio di certe materie o delle attività manuali; per alcuni sembra
davvero semplice spendere il proprio tempo ad adoperarsi tra libri o pennelli.
A loro viene naturale, non costa nessuna fatica ci ripetiamo sconsolati. A che
scopo provare se non si possiede la capacità?
Una sera però al
Festival di Sanremo conosciamo Ezio Bosso, un pianista cui una malattia ha
strappato una fetta di quel talento che, lui sì, ha sempre posseduto per natura.
E mentre quest'uomo si esibisce sul palcoscenico il nostro cuore si risveglia
lentamente, mentre lo sguardo resta rapito e gli occhi ci si inumidiscono tra
quei tasti bianchi e neri.
Sentiamo che qualcosa
in noi si smuove come per incanto e in pochi minuti si scioglie l'inganno di
quella sciocca bugia cui strenuamente proviamo ad attaccarci.
Basta poco e la
magia è fatta. Una melodia dolce, tanta fatica e un paio di mani sfinite dai
giorni aiutano a ricordarci che per essere i migliori, di tutti o di noi
stessi, serve in effetti un bel po' di talento.
Ma non solo.
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